cosa sono i Filler

fillerCon il termine “Filler” (dall'inglese “to fill” che significa “riempire”), si riconoscono alcune sostanze utilizzate in medicina estetica che si infiltrano nel derma o tessuto sottocutaneo ai fini di correggere determinati inestetismi. Si tratta di gel trasparenti, viscosi ed elastici che vengono iniettati con un ago molto sottile con lo scopo di migliorare l'aspetto del viso e dissimulare qualunque difetto che si faccia presente con l'avanzare dell'età. Nello specifico, i filler solitamente vengono impiegati per riempire rughe, pieghe, solchi naso-genieni esagerati, cicatrici, depressioni, oppure per aumentare il volume delle labbra, mento e zigomi. Un settore importante dell'odontoiatria riguarda l'estetica, che acquisisce sempre più valore dato il progresso e variazioni dei canoni estetici che concernono il viso, con il relativo cambiamento di ciò che è considerato gradevole o meno, insieme alla possibilità di fermare i segni dell'invecchiamento attraverso metodologia poco invasive e dolorose. Il senso di gradevolezza del sorriso quindi, non è più limitato alle porzioni interne della bocca e l'armonia di denti e gengive, perché la tendenza è quella di armonizzare la bocca con il viso. In risposta a queste nuove inclinazioni, e ormai da qualche decennio, che vengono usati i filler anche in ambito odontoiatrico, togliendo la necessità di sottoporsi ad una chirurgia estetica tradizionale per raggiungere l'obiettivo di avere un bel sorriso. Inizialmente venivano utilizzate sostanze che, iniettate attorno le labbra, sulle pieghe nasolabiali e sugli zigomi, causavano risultati poco soddisfacenti e in più, talvolta erano responsabili della comparsa di reazioni allergiche o infiammatorie. Recentemente però, sono stati sviluppati dei nuovi filler a base di una sostanza riassorbibile che garantiscono risultati molto migliori e assoluta sicurezza per il paziente, addirittura con costi inferiori. Di seguito approfondiamo su questo argomento.

Tipi di Filler

tipi I filler possono essere distinti in due categorie a seconda della loro composizione chimica: permanenti o riassorbibili. Tra i filler permanenti si trovano alcune delle sostanze che furono utilizzate inizialmente in questo settore, e che adesso vengono decisamente sconsigliate dagli specialisti; in ogni caso, sono sempre meno richieste anche dagli stessi pazienti. La loro caratteristica principale non è quella che si può interpretare erroneamente dal nome, e cioè di essere definitivi; in questo caso il termine “permanenti” si riferisce al fatto di non essere riassorbibili da parte della cute e il tessuto sottocutaneo, rischiando così l'insorgenza di granulomi reattivi dopo l'intervento, i quali vengono rimossi soltanto tramite chirurgia, lasciando delle cicatrici. In realtà, questi filler hanno una durata media di circa due anni, ma richiedono degli aggiustamenti continui. La sostanza iniettata per il riempimento può essere sintetica o parzialmente sintetica; gli esempi più classici includono il Bio-alcamid (polimero reticolato di poliacrilamide e acqua apirogena), Artecoll (atelocollageno con delle sferule di polimetilmetacrilato), Mediplast (collagene e povidone), Goretex (politetraetilene espanso a struttura microporosa), Teflon o Aquamid. I primi filler permanenti utilizzati in ambito chirurgico, erano costituiti da sostanze quali il silicone, che, come menzionavamo prima, causavano risultati poco soddisfacenti (il cosiddetto effetto “a canotto” per le labbra, o la “bambola di ceramica” negli zigomi); in più, causavano molti problemi di salute, come reazioni allergiche o infiammatorie, dato che sono sostanze non riassorbibili. Il risultato finale dunque non era accettabile, sia dal punto di vista estetico, sia da quello medico. Negli anni recenti, sono stati sviluppati i filler riassorbibili (chiamati anche filler biologici o di superficie). Questi prodotti sono delle molecole naturali che consentono un riassorbimento cutaneo trascorso un certo periodo, tramite un processo di digestione enzimatica oppure di decomposizione naturale della sostanza provocato dalla mimica facciale. Naturalmente, questa tipologia di filler ha una durata più ristretta (circa 3-4 mesi); tuttavia, vi è una gran variabilità di permanenza del riempitivo nella cute, in base alle caratteristiche individuali di ogni persona e del suo stile di vita; in questo senso, accelerano il processo di disgregazione del filler l'abitudine al tabacco e il consumo frequente di bevande alcoliche, l'esposizione ai raggi solari o ultravioletta dalle lampade abbronzanti. Alcuni esempi più famosi di filler riassorbibili sono il collagene autologo (appartenente allo stesso paziente), l'acido ialuronico, il collagene bovino, l'acido polilattico e l'endoplast 50. Quello più utilizzato senza dubbio è l'acido ialuronico. Si tratta di un polisaccaride naturale che si trova in tutti i tessuti che formano il corpo umano, perciò è assolutamente riassorbibile, non tossico e con effetto reversibile. L'acido ialuronico presente sul mercato può essere: -sintetico: dai risultati ottimi, molto maneggevoli e senza effetti collaterali né complicazioni, garantiscono una durata tra gli 8-12 mesi. -d'origine animale: ormai in disuso per il rischio di trasmissione di patologie, e perché la sua durata è inferiore all'acido ialuronico di sintesi. Derivano dalle creste di gallo. L'acido ialuronico viene iniettato in anestesia locale, in forma invasiva sulla totalità delle rughe presenti nella zona peri-orale (labbra e solchi naso-genieni). Questo filler biologico rimane nel tessuto per circa 4 mesi, e naturalmente l'intervento è ripetibile senza aver bisogno di valutazioni iniziali o esami complementari, dato che è una sostanza reperibile nello stesso corpo umano. Infatti, non provoca reazioni allergiche né infiammatorie, e quindi si tratta di una sostanza assai sicura per il paziente. Il suo costo non è per niente eccessivo, e i risultati sono soddisfacenti in termini di integrazione dell'estetica dentale con il viso, conservando la corretta idratazione della pelle e garantendo un'immagine naturale. Altro filler biologico o riassorbibile è il collageno, dalla durata un po' inferiore a quella dell'acido ialuronico. Quello estratto e purificato dalla cartilagine bovina comporta il rischio (anche se minimo) di trasmissione di agenti patogeni. In ogni caso, un mese prima dell'utilizzo, occorre eseguire un'esame allergologico. L'acido polilattico invece è inerte dal punto di vista immunologico e assolutamente biocompatibile, perciò si tratta di un filler molto sicuro dal punto di vista medico. Ha una durata simile a quella dell'acido ialuronico, ma risulta meno maneggevole. Infine, vi sono due tipi di filler in base alla profondità alla quale vengono inseriti: i filler superficiali vanno iniettati nel derma superficiale e riempiono le rughe più semplici; intanto che i filler profondi vanno ovviamente iniettati nel derma profondo per correggere depressioni, solchi e rughe più marcate.

In che consiste l'intervento?

intervento Come illustrato prima, nel caso di alcuni filler semisintetici o del collageno, è necessario eseguire un test intradermico prima dell'intervento chirurgico, per valutare eventuali reazioni allergiche. In ogni caso, sarà il medico a decidere quale tipologia di filler potrà essere utilizzata in ogni paziente, sulla basse di un'accurata indagine anamnestica; è importante anche la valutazione delle aspettative del paziente, tanto dal punto di vista fisico-estetico come psicologico. L'intervento chirurgico per l'iniezione dei filler avviene in giornata, non richiede ricovero, e si realizza sotto anestesia locale. Possono presentarsi subito dopo l'intervento alcuni piccoli segni, quali ematomi, riassorbibili però entro 3-4 giorni a seguito della procedura. Comunque, tutte le normali attività si riprendono immediatamente.

Alcune controindicazioni

attenzione Sebbene la maggior parte dei filler utilizzati oggi garantiscano innocuità e sicurezza biologica, esistono alcune controindicazioni all'intervento, quali la gravidanza, malattie che comportino alterazioni nella coagulazione del sangue, collagenopatie, herpes in fase attiva o malattie dermatologiche autoimmunitarie.